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Pietro Morello parte per una missione umanitaria (e, forse, andrà anche in Ucraina): ecco cosa vuol dire!

Pietro Morello ci ha raccontato che cosa dovrà fare in Ucraina, qualora dovesse partire in missione.

Pietro Morello

Ieri Pietro Morello ha annunciato di essere in partenza per il Kenya, per continuare il suo lavoro di scolarizzazione con i bambini di Torobocho, vicino a Nairobi. Al suo ritorno il creator potrebbe partire subito per raggiungere una missione in Ucraina. Per capire meglio di cosa dovrà occuparsi, abbiamo deciso di contattarlo. Pietro ci tiene subito a specificare: “Prima di essere un tiktoker nasco come missionario. Lavoro con i bambini attraverso i percorsi di musica. Poi faccio musicoterapia. In generale lavoro nei percorsi di prescolarizzazione e di recupero dell’infanzia. Poi lavoro in ospedale nei reparti oncologici e in quelli dei bambini terminali“. Poi ci racconta brevemente del lavoro che svolgerà in Africa:

La missione in Kenya l’ho intrapresa insieme a Una mano per un sorriso, che è una associazione con cui collaboro. Adesso sto ripartendo. L’ultima volta sono stato in agosto. Si tratta di una ripartenza per continuare i progetti con i bambini. Lì ci occupiamo dei bambini e costruiamo un percorso scolastico.

Una volta ritornato in Italia Pietro Morello ripartirebbe subito alla volta dell’Ucraina, questa volta con il Sermig e si fermerebbe per due settimane o un mese (“Ma sono disponibile a stare tutto il tempo che serve“), anche se è pronto a dare disponibilità completa (“Posso farlo, perché ho la fortuna di lavorare sui social“). A tal proposito ci spiega:

In Ucraina ci sono stato più volte. E’ un posto che conosco bene. Quella al confine tra la Romania e l’Ucraina è stata la mia primissima missione… alcuni missionari si trovano già lì e si occupano dell’accoglienza dei profughi di guerra. Tra un mese, se fosse ancora necessario, mi recherò di corsa. Noi ci muoveremmo su Lviv (in italiano Leopoli) per portare tutti gli approvvigionamenti che sono stati raccolti in questi giorni.

La speranza di Pietro (e purtroppo è solo una speranza) è che in Ucraina, Paese falcidiato dalla guerra, tra un mese non abbiano bisogno di lui, perché la situazione è migliorata. In caso contrario è disponibile a fare qualsiasi cosa, esattamente come tutti quelli che accettano di far parte di una missione d’emergenza:

Lì ogni missionario è al pari di tutti gli altri. Essendo una missione d’emergenza, quando arrivano mamme e bambini a Baia mare (Romania), ci occupiamo di loro. Si fa il censimento generale, guardando come stanno e in che condizioni sono. Bisogna occuparsi dei bambini neonati che hanno bisogno di determinate cure e trattamenti. Se ci sono delle persone ferite bisogna prendersene cura. Ma bisogna anche vedere quali provviste sono necessarie. Diciamo che lì sarei un tuttofare, senza scavalcare gli altri: se serve un medico, non mi sostituisco, ma chiamo il medico. Inoltre, se fosse come adesso, prima entrerei a Leopoli e poi mi sposterei in Romania. Non c’è niente di certo. Ad aprile potrebbe servire che io entri direttamente in Ucraina.

Sul sito del Sermig potete trovare tutte le informazioni per poter aiutare in modo concreto la popolazione ucraina. I missionari porteranno personalmente i beni di prima necessità.

[FOTO: TikTok]

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