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Jingherly, l’influencer si sfoga: “Sono stata aggredita senza motivo soltanto perché sono cinese”

Aggredita soltanto perché cinese. Jingherly è un’influencer ventenne. Ha gli occhi a mandorla, ma è nata a Roma e il cinese lo parla a malapena. Eppure negli ultimi giorni ha raccontato di esser stata vittima del razzismo culturale nei suoi confronti a causa del Coronavirus. Quando sale in metro o sui bus, la gente si allontana. Quando tossisce, tutti si spaventano. Il culime è successo il 26 febbraio, quando la ragazza è stata vittima di un’aggressione. “Sono un po’ scossa da ciò che è successo ieri. Non è possibile che debba avere ansia di uscire di casa ed essere aggredita. Io non stavo faceno niente“, ha raccontato su TikTok.

Questo il racconto di Jingherly:

“Ieri stato stata aggredita alla Stazione Santa Maria Novella, a Firenze. Voglio essere sincera: sono stata davvero tanto male ieri sera per questa cosa. Voi sapete che sono una persona molto forte e mene sbatto di tutti i giudizi, ma questa cosa mi ha fatto venire il magone e l’ansia di uscire di casa. Ieri sono andata da Roma a Firenze per andare dal mio dentista (…) Mentre stavo parlando per i fatti miei, un ragazzo di colore mi ha mandato a quel Paese. Alzo gli occhi e lo vedo imbruttito, come se volesse spingermi. Questo ragazzo si è pulito le mani dopo che ‘l’ho toccato’? Come se fosse schifato da me e alzando lo sguardo è come se avesse voluto spingermi. Io sono scappata subito in un negozio perché ero da sola. Voglio solo dire, posso non avere l’ansia di uscire di casa per paura che mi possa succedere qualcosa solo perché sono cinese? Anche se non faccio niente? Ce la facciamo a smettere di insultare o addirittura mettere le mani addosso a qualcuno che non c’entra nulla?”.

L’obiettivo dell’influencer non è fare la vittima ma dare un segnale di forza. Eppure, non lo nega, è preoccupata. “Quando esco voglio stare in pace di vivere senza aver paura di venire aggresita a caso solo perché sono cinese e quindi ho automaticamente il virus. Lasciateci vivere“.

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