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Giornalista stronca Il collegio: “I protagonisti si portano a casa follower vendendo al diavolo anima e corpo” – la replica dei protagonisti

Il collegio 5
Il collegio 5

Beatrice Dondi sull’ultimo numero de L’Espresso ha espresso grandi perplessità, per usare un eufemismo, sul valore de Il collegio, il reality di Rai2 che, numeri alla mano, sta andando sempre meglio conquistando edizione dopo edizione, puntata dopo puntata, sempre più pubblico. Nell’anteprima della rubrica, pubblicata sulla pagina Instagram del settimanale si legge:

Nell’anno in cui il Paese volta le spalle alla scuola e lascia i ragazzi a studiare in cameretta l’unica classe in presenza è quella di cui si sarebbe volentieri fatto a meno. Il docureality di Rai Due Il Collegio ripropone l’irritante meccanismo triangolare, tv-verità-costruzione ad arte volto al sistematico sfruttamento alla spicciolata degli under 18. Un programma dagli ascolti stellari con merchandising al seguito, che si spaccia per un portatore sano di appoggio ai giovani quando in realtà li usa come bottigliette usa e getta, le riempie di share per cestinarle poi nell’indifferenziata. Tanto alla fine i malcapitati protagonisti si portano a casa migliaia di follower semplicemente vendendo al diavolo anima e corpo. E verrebbe solo voglia di dirgli: «Ragazzi, non ci cascate».

La classe, costruita da un casting sapiente miscela quanto di peggio si possa trovare ai giorni nostri, tra aspiranti Ferragni, bamboccioni e Franti sempreverde, fragilità sparse, vittime bullizzate e personalità di acerba sfrontatezza. E viene spogliata, impudicamente, davanti a milioni di telespettatori.

Costretti alle solite insulse prove di coraggio e pubbliche umiliazioni senza senso, dal taglio di capelli di cui sfugge l’intento educativo all’olio di ricino, i collegiali si ritrovano per guadagnarsi la celebrità targata Instagram a dover subire non solo il pugno di ferro ma anche le lezioni di vita di un surreale gruppo di insegnanti che dispensano saggezze da cioccolatino sbeffeggiandone l’ignoranza, senza la quale peraltro non sarebbero mai stati selezionati.

Per non parlare del trascurabile dettaglio per cui il preside di siffatta combriccola nel recente passato si è lasciato andare a simpatici commenti del più becero dei razzismi («Per i Rom serve il diserbante, la Boldrini è una donnaccia e la Kienge deve tornare in Africa»).

Intanto Rai Due ingrassa gongolando del suo pubblico giovanissimo come se fosse un merito. Anziché abbassare il capo, e soffrire almeno un po’ pensando a quanto il lavoro di alfabetizzazione del maestro Manzi sia andato tristemente perduto.

Le parole della critica non hanno lasciato indifferenti i collegiali che hanno deciso di rispondere. Ne riportiamo solo alcuni partendo dai protagonisti dell’ultima edizione.

Le repliche dei protagonisti de Il collegio 5

Sofia Cerio ha fatto notare che chi guarda Il collegio probabilmente si rivede nei giovani protagonisti del reality:

Da questo articolo traspare soltanto il grande senso di colpa di una persona appartenente alla generazione che questo tipo di programmi li ha creati. Chiunque sia convinto che questo programma sia inutile e assolutamente diseducativo non ne ha colto a pieno il messaggio, visto che, secondo me, una serie del genere può far aprire gli occhi sulle dinamiche delle relazioni tra noi ragazzi. E’ vero che spesso (anzi, spessissimo) e volentieri può risultare trash e divertente, ma gli spettatori che lo seguono vi si affezionano anche perché riescono spesso a trovarvi un po’ di loro stessi, sia in positivo che in negativo. Sminuire in questo modo ciò che molti hanno considerato un’esperienza di vita è insulso, e paragonare noi ragazzi a bottigliette usa e getta mi pare semplicemente inappropriato.

Rebecca Mongelli, direttamente chiamata in causa come colei che sogna di diventare Chiara Ferragni, ha scritto:

Sminuire dei ragazzi che decidono di mettersi in gioco rispecchiando la nuova generazione è ridicolo e pensare che i vostri figli o il resto dei giovani siano “la parte buona” di questa generazione e che non siano esattamente allo stesso modo, lo è ancora di più.

Marco Crivellini ha scritto, accompagnando il suo pensiero dall’emoji del pagliaccio:

E anche voi non sapevate più che dire.

La replica di Gabriele De Chiara

Gabriele De Chiara, ha attaccato apertamente il settimanale:

Fate un articolo, sparando a zero su un gruppo di ragazzi, senza dargli la possibilità di confrontarsi. Giornalismo o disinformazione?

Successivamente il protagonista della terza edizione del programma di Rai2 ha scritto un lungo post per spiegare la sua posizione, citando Petronio e smentendo molte affermazioni della critica televisiva:

Buongiorno, premesso che questo mio messaggio è volto a tutelare i miei coetanei che hanno preso parte al programma come me, tengo a chiarire alcuni puntui.

I casting vengono effettuati in maniera molto limpida e lineare, nessuno obbliga nessuno a fare passare un certo lato del proprio carattere. Purtroppo se viene comunicato un certo messaggio in tv è perché questo messaggio rappresenta il ventre della nostra società, ma che colpa ne hanno i ragazzi se vivono in un mondo in cui i primi a sognare di essere Chiara Ferragni sono gli educatori? Sa cosa penso da ex collegiale? Che quel programma ha tante somiglianze con il Satyricon di Petronio. Tuttavia da una parte l’opera petroniana è riconosciuta come fondamenta della letteratura, mentre Il collegio come programma trash che va sminuito e di cui si poteva fare a meno. Sa cosa penso? Penso che se non ci fossero stati i social network neanche il collegio sarebbe stato contraddistinto da quel brivido di sana follia che ha catturato i lettori della coena Trimalchionis.

Un altro punto che mi ha sconvolto, avendolo letto, è quando si riferisce al casting in se, definendolo costituito da bamboccioni, Franti sempreverdi e aspiranti Ferragni. Tuttavia, da giornalista mi dovrebbe insegnare, che il suo è lavoro è anche quello di combattere la disinformazione. Perché prima di sparare a zero andando a demolire dei ragazzi (minorenni) non si è informata. All’interno del cast di quest’anno ci sono ragazzi che fanno licei classici come Giulia Matera e Giordano Francati, altri che parlano fluentemente diverse lingue come Sofia Cerio, e loro sono i frontmen di una società che esiste (ma questo non viene fatto notare nell’articolo, dunque ritengo lei non abbia visto il programma) e se dall’0altra parte vengono immortalate situazioni sconvolgenti per il 2020 (faccio riferimento a quando una ragazza ha portato una caciotta alla sorvegliante) è perché queste realtà esistono ancora!

Sicuramente però, credo e ritengo che non sia colpa dei ragazzi che a 14 anni della vita hanno capito ancora poco, ma credo sia colpa di chi ha un ruolo fondamentale per il loro sviluppo mentale e sociale, come ad esempio educatori e servizi di comunicazione (mass media ecc.). Ma a questo punto, mi perdoni la domanda: come possiamo mai evolverci se un giornale come L’Espresso, che leggo quotidianamente, è il primo a essere fonte di disinformazione?

Per quanto riguarda l’olio di fegato di merluzzo: negli anni Sessanta i miei genitori e i miei nonni, che hanno frequentato collegi normali e militari (Nunziatella) mi hanno detto che era una dura realtà, quindi anche qui noto come lei non abbia minimamente visto il programma!

La saluto con l’augurio che questo messaggio venga letto con il migliore dei propositi.

La replica di Nicole Rossi

Nicole Rossi ha voluto rispondere con alcune storie Instagram:

La paura che mi viene è che negli anni 2020 ancora la gente, soprattutto adulta, non capisca il principio del docureality, soprattutto considerando che i reality sono nati probabilmente nel loro periodo storico.

Dopo aver citato Cinema verite, il film che racconta la storia dei Loud, la prima famiglia americana ripresa h24 nel docureality An american family (del 1973), Nicole ha continuato:

Sono stufa di dover difendere Il collegio dai bulli del web (a questo punto anche i giornalisti sono dei bulli del web a quanto pare). Il collegio è un docureality, non è che i ragazzi vendono l’anima al diavolo. Si fanno vedere per quel che sono. Pregi e difetti. Gli insegnanti sono la versione migliori degli insegnanti che troviamo noi nelle scuole.

I ragazzi, chi con consapevolezza, chi con meno, sanno che stanno lì e che faranno vedere tutti i lati di loro. Sanno che saranno ripresi h24… ricordo che il docureality non è nato nel 2020. Il trash, gli scandali sono nati prima, negli anni Settanta, negli anni Ottanta, negli anni Novanta. Tutti questi adulti che adesso ci giudicano, sono loro i genitori dei docureality. Siete voi che avete inventato tutto questo e adesso date la colpa alla nostra generazione?

Nicole difende a spada tratta Il collegio e invita tutti i giornalisti e parlare di altri programmi, molto più tristi.

Il collegio è una delle poche possibilità che hanno i giovani di farsi conoscere. Non parlo durante il reality, ma anche dopo, sui social… C’è chi non lo sfrutta e mostra il peggio. Queste persone si bruciano e basta. Rimangono le persone che hanno qualcosa da dare…

In qualche modo il panorama attuale dello spettacolo, dello show, si arricchisce di giovani. Non capisco perché buttate giù questa realtà e non le 3000 realtà tristi che vediamo in onda sulla tv di stato e non solo. Tv giornalistica, tv di adulti, tv di politica. C’è molto più ridicolo là rispetto a Il collegio.

Nicole Rossi si confronta con Beatrice Dondi

Successivamente Nicole Rossi ha deciso di confrontarsi con la critica tv nel post pubblicato dalla diretta interessata sul proprio profilo Instagram:

Le ho scritto un lungo commento sotto l’articolo e le ho dedicato un ampio spazio nelle mie stories, spero di aver risposto alle sue parole anche se più che opinioni mi son sembrati decreti fondati su preconcetti.

Beatrice Dondi ha replicato:

preconcetti? Mmm no, direi proprio di no. Guardo la tv per mestiere e generalmente non solo mi piace poco ma mi terrorizza il fatto che voi vogliate entraci dentro anziché scappare urlando. I reality nati negli anni ‘90 sono ben presto diventati piccole macchine capaci solo idi sfornare personaggi per alimentare altri reality. Dove non vince il merito, l’intelligenza, la fantasia, dove non vince nessuno. Solo gli ascolti. E davvero vi piace tutto questo? Davvero credi che la tv faccia bene il suo lavoro di servizio riprendendo ragazze di 14 anni che piangono in prima serata? Che vengono derise e prese in giro dal mondo piccino degli adulti? A me fa un po’ schifo onestamente. Ma non ho certo la presunzione di volerti convincere. Grazie dello scambio e in bocca al lupo per tutto.

Lo scambio educato è continuato con Nicole che ha controreplicato:

Infatti non mi ha convinto, le ho espresso in maniera estesa e chiara le mie credenze. Se un’ombra la trasformiamo in un mostro mi sembra ovvio che tutti lo percepiscano così. Ma il collegio non è questo e lei purtroppo come tanti altri non è andata oltre l’idea di fare un articolo anticonformista ma poco empatico. Le assicuro che nei reality l’unica cosa che si vince è l’esperienza, un ricordo da rivedere fra tanti anni e una possibilità di lavoro.

Per il resto se dovessimo dirla tutta l’intelligenza e la capacità di scegliere cosa mostrare è molto premiata, nel mio caso è stata premiata con la possibilità di portare tematiche come il femminismo, il bullismo e la mia persona in prima serata. Questo programma mi ha donato la possibilità di essere ascoltata senza bisogno di urlare e senza bisogno di avere un’età anagrafica superiore ai 40 anni. Se per lei questo è poco o è essere sfruttati, beh??‍♀️ visto che si è presa la briga di parlare per conto di noi adolescenti definendoci vittime e non per conto di lei come giornalista, mi sono permessa di dichiararle che tutti i ragazzi che conoscono e che ne hanno fatto parte non si sentono così. Perciò può smettere di definire il collegio una macchia mangia bambini e dignità??

Detto ciò le auguro un buon lavoro, una buona notte e spero in un maggiore ascolto futuro verso il nostro mondo che non è tanto diverso da quello degli adulti, basterebbe smettere di creare queste barriere inesistenti e tutto sarebbe più facile ?

PS: la Ferragni è una donna forte ed una dignitosa imprenditrice, non dovrebbe essere descritto con accezione negativa essere “piccoli ferragni” è un ironia che fa ridere solo i suoi coetanei che ancora si rifiutano di accettare l’influencer come mestiere.

La vicecaporedattrice dell’Espresso, non convinta delle parole di Nicole, ha scritto:

Non mi hai convinto per niente ma è stato gradevole. Ps. Chiara Ferragni è un’imprenditrice straordinaria ma non è un lavoro.

La Rossi ha chiosato:

risposta sconvolgente, mi scusi, la trovo retrograda ma significativa per capire tutto il ragionamento che ha fatto nel suo articolo. Arrivederci

La replica di Mario Tricca

Anche Mario Tricca ha deciso di intervenire sull’argomento. Il protagonista della quarta edizione del reality dimostra tutta la sua delusione scrivendo:

Provo vergogna nel vedere che una testata giornalistica di tale livello acconsenta alla pubblicazione di un articolo di tale bassezza. Indipendentemente dalle opinioni sul docu-reality (i quali reali intenti educativi probabilmente vi sfuggono) trovo disgustoso che una persona adulta si permetti di scrivere cattiverie gratuite, infangando il nome e le scelte di oltre cento ragazzi che negli ultimi anni di questo decennio hanno preso parte al programma e che soprattutto non hanno la possibilità di rispondere a pari livello di visibilità rispetto al vostro articolo…

Sono nauseato come persona ed individuo ma soprattutto come credente cristiano cattolico nel vedere etichettato uno dei periodi più belli, intensi ed emozionanti mai vissuti (e non mi riferisco alla messa in onda televisiva) come una VENDITA DELL’ANIMA AL DIAVOLO…

Modestamente sono spinto a pensare che indipendentemente dalla professionalità indiscutibile che emerge dal lessico arguto utilizzato per gettare fango e screditare uno dei programmi più in voga degli ultimi anni, chiunque abbia realizzato tale articolo non abbia mai visto una puntata de “IL COLLEGIO” o non si sia sforzato nemmeno per un istante a cercare di carpire il significato e l’importanza che tale esperienza può rappresentare (ahimé non in tutti i casi) per chi la vive in prima persona e per chi da spettatore il martedì sera si gode uno dei fenomeni mediatici e sociali più attraenti per noi ragazzi ed influenti in tv (almeno durante il periodo della messa in onda) in grado di illustrare un quadro decisamente completo degli individui destinati a costituire, popolare e governare la nostra futura società…Ergo, non ho capito quale sia lo scopo di questo articolo.

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