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Una ragazza racconta a Webboh la sua drammatica storia di stupro e alle vittime dice: “Ricordatevi che non è mai colpa vostra”

Hamdiya è una ragazza che ha subito uno stupro. La diciassettenne ha scelto di raccontare come ha vissuto dopo per invitare tutte le donne a denunciare

Hamdiya
Hamdiya

Nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne, una ragazza diciassettenne di nome Hamdiya, ci ha contattati per raccontarci la sua tragica storia che riguarda lo stupro che ha subito questa estate, in particolare di come ha vissuto dopo. Abbiamo deciso di darle voce, perché è importante ricordarsi che certi gesti schifosi possono essere subiti da chiunque. In questi casi ci sono poche cose che si possono fare: denunciare, parlarne e solidarizzare. Perché la vittima non si deve mai sentire sbagliata e sola.

Vi riportiamo le sue parole, pur sapendo che sono dei veri e propri pugni allo stomaco, per invitarvi a tenere sempre gli occhi aperti e a non voltarvi dall’altra parte qualora vi accorgeste che c’è qualcosa che non va. Non possiamo rimanere in silenzio! Ricordatevi: insieme siamo più forti.

Questa estate sono stata stuprata. Era un amico di amici, sembrava un ragazzo a modo… mi bacia e mi abbraccia. Mi alza da terra. Mi mette sul divano letto. Succede quello che succede senza il mio consenso… sono scappata da casa sua piangendo. Il giorno dopo incolpa me dicendomi che non avevo mandato dei segnali chiari.

Il periodo successivo allo stupro è ugualmente drammatico: ad Hamdiya rimane la sensazione di essere sbagliata e il ricordo di quello che è successo quella sera riemerge in qualsiasi momento:

E’ qualcosa che non passa mai. Anche nei momenti meno appropriati ci pensi. Siccome soffro anche di depressione, quando è successo i miei istinti suicidi sono aumentati. Pensavo: “Io non mi merito di vivere. E’ colpa mia. Non merito cose belle. Me lo sono meritato”. Lo pensavo, perché c’era gente intorno a me che mi diceva questo. Avevo paura di dirlo ai miei amici stretti, che poi si sono rivelati fondamentali, perché pensavo mi dicessero anche loro che era colpa mia. Temevo che mi allontanassero. Ogni giorno, ogni notte, per tre settimane di fila piangevo e piangevo e piangevo. Mia madre mi diceva di non piangere, ma non potevo farne a meno. Ero in un momento di difficoltà e nessuno mi stava aiutando.

Io vado anche dalla psicologa. A lei l’avevo detto vagamente, però è un argomento sensibile. Lei mi ha detto: “Quando ti senti pronta lo possiamo affrontare”. Ma non ti senti mai pronta. Anche adesso che sono passati mesi, sento questa vocina che mi dice che è colpa mia.

Hamdiya ci spiega, perché ha scelto di parlarne con noi: “Voglio solamente che nessuna ragazza si senta come mi sono sentita io o che scelga di stare zitta. Perché all’inizio io volevo stare zitta. Il giorno dopo ho denunciato e fatto le visite ginecologiche. Lì per lì se mi facevano le domande non rispondevo, perché non piaceva che trattassero l’argomento. E non mi piaceva che ci fossero persone che guardassero le mie parti intime. Però non bisogna mai stare zitte. Purtroppo questa esperienza negativa nessuno potrà cancellarla, però io denunciando ho potuto salvare altre ragazze da questo stupratore. La stessa cosa hanno fatto altre donne“. La ragazza conclude con un appello a tutte coloro che hanno subito una violenza:

Resistete. Ricordatevi che non è mai colpa vostra. Voi siete forti, perché già convivere con questo peso nel cuore è tanto.

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