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Gli e-sports sono il futuro dell’intrattenimento? L’inchiesta de Le Iene e le reazioni del web

Fortnite e gli e-sports sono il futuro dell’intrattenimento? È la domanda usata come pretesto da Nicolò De Vitiis, inviato della trasmissione de Le Iene, per realizzare un servizio dedicato ai professionisti dei videogiochi. Il filmato, andato in onda ieri sera su Italia 1, offre una panoramica sul mondo degli electronic sports, con uno sguardo attento sul lato economico del fenomeno. Un giro di oltre un miliardo di dollari, fra stadi gremiti di gente, finali di tornei degne della Champions League ed accademie in cui allenarsi per diventare un pro-player.

Quanto si guadagna? Quanto si investe? Queste le curiosità principali della iena Nicolò De Vitiis, apparentemente più interessato ai soldi che al ruolo che i videogiochi ricoprono e ricopriranno in futuro nel mondo dell’intrattenimento. Una critica simile è stata mossa al servizio dallo youtuber JohnRino, che ha pubblicato oggi un video con cui ha evidenziato i punti deboli dell’inchiesta:

Ho reputato il servizio alquanto superficiale. Ci ho visto della buona volontà nel cercare di spiegare in larga scala, anche se è complesso in dieci minuti, il mondo del gaming professionista. Al contempo, quel poco che si è voluto fare, l’ho visto trattato alla burlona. Tanto per parlarne, solo perché è il fenomeno del momento che attirerà un sacco di gente. Questo mi ha fatto innervosire. Non si è pensato che le reti televisive, ormai, vengono viste da un pubblico di quarantenni e più; gli altri sono sul web. […] Se fossi stato un quarantacinquenne che ascolta il vostro servizio, l’unica cosa che avrei capito è: questo tizio guadagna determinati soldi giocando “solo” alla Play Station.

Sia coi presidenti dei gruppi e-sports, che con i giocatori professionisti, la domanda sullo stipendio e sulla natura dei contratti è sembrata d’obbligo. A seguire, lo stupore per gli alti numeri. E il motivo per cui si guadagna così tanto giocando “solo” col pc e con le console? Poco o per nulla indagato, così da alimentare pregiudizi e luoghi comuni.

Voi cosa ne pensate: occasione sprecata o giusto strumento divulgativo per la platea televisiva?

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