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Intervista a Daniele Davì: “Vi racconto perché ho scritto un libro”

Il 20 ottobre uscirà “Dove Cade il Cielo“, il primo romanzo del tiktoker Daniele Davì. Racconta la storia di Leonardo, un ragazzo che per anni ha cercato di sparire nel nulla: si tratta di un personaggio sensibile, dolce e un po’ ingenuo. Ma racconta anche quelle di Giulia e Medea. Noi di Webboh abbiamo parlato con Daniele per farci raccontare la genesi di questo libro.

Com’è nata l’idea di scrivere un libro?

“La proposta è arrivata intorno a ottobre dello scorso anno, io già da un po’ di tempo stavo pensando di scrivere qualcosa. All’inizio non pensavo a un libro ma a qualcosa di piccolo, una raccolta di pensieri: mi è sempre piaciuto scrivere. All’inizio avevo molta paura, poi ho deciso di buttarmi”.

Che tipo di paura avevi?

“Nell’immaginario collettivo c’è l’idea che l’influencer – se così vogliamo definirci – debbano scrivere un libro. All’inizio ero spaventato. Mi sono detto: ‘Chissà cosa penseranno’. Non volevo essere l’ennesimo ragazzo che fa la stessa cosa, però la proposta era importante, così ho cercato di sfruttarla al meglio. Quando ho annunciato il libro però, contro ogni previsione, ho ricevuto tanto supporto. Sono stati clementi”.

Secondo te perché gli influencer vengono criticati quando fanno un libro o una canzone? C’è un pregiudizio?

“C’è sempre un piccolo fondo di verità. Se tante persone hanno questo tipo di pensiero verso determinate azioni, è perché molto spesso i prodotti finali forse non sono come quelli che ci si aspetta. Non hanno tutto questo grande contenuto. Attualmente, anche sui social, sono davvero poche le persone con qualcosa da raccontare, con dei contenuti validi”.

Cosa racconta il tuo libro?

“Dove Cade il Cielo è un romanzo. Racconta la storia di tre ragazzi. Ho cercato di farmi portavoce di certi temi, come gli atti bullismo, omofobia, discriminazioni. Ho cercato di affrontarli nella maniera più delicata possibile, senza cadere nella pesantezza o nel ridicolo. L’obiettivo è quello di raccontare la quotidianità di tanti ragazzi”.

Sono temi di cui parli spesso anche sui social…

“Nel romanzo ho cercato di riassumere, attraverso questa storia, i miei valori”.

Nei sei stato vittima anche tu di bullismo?

“Sì, ne ho parlato spesso sui miei social. Purtroppo mi è capitato e sono situazioni che tu puoi provare a superare, ma qualcosa ti rimane sempre dentro. Sono cicatrici che rimangono dentro. Questo libro è un po’ la mia rivincita su tutti loro…”.

La tua bio di Youtube recitava: “A 18 anni pensavo che sarei morto, invece ho iniziato a vivere”. Ce la spieghi?

“A 18 anni ho vissuto un periodo parecchio delicato. A scuola non andava bene, alcune dinamiche in famiglia non proprio bellissime. Scattati i 18 ho detto basta. Ho voluto aprire un nuovo capitolo e, quando mi sono messo in testa questa cosa, sono capitate cose positive”.

Chi è il Leonardo del libro? Sei un po’ anche tu?

“C’è parte di me in Leonardo, ma è comunque un personaggio a sé. Non voglio che la gente, leggendo le parole di Leonardo, veda Daniele perché non sono io. Non è la mia storia, sono storie a sé”.

A chi altro ti sei ispirato?

“Avevo aperto una casella di posta elettronica circa quattro o cinque mesi dove avevo chiesto di mandarmi stori, pensieri e sfoghi. Inizialmente è nata come una cosa fine a se stessa, in realtà quelle storie mi sono servite da spunto per inserirle all’interno del romanzo. Ho caratterizzato i personaggi con le storie degli altri”.

@danieledavi

Ditemi se solo da me è così😂 #perte #comedy INSTA:Daniele.davi

♬ suono originale – Giuseppe Cancemi

Intervista a Daniele Davì

Sei alla soglia dei 2 milioni di followers. Quali sono i lati negativi e quali quelli positivi?

“Arrivare dal mondo social non è facile. Questo settore è sempre un po’ screditato. C’è chi ti vede come il fancazzista, ma c’è anche una vasta fatta di persone che ti supporta, che ti regala emozioni, che ti vuole bene. Sto cercando di sfruttare questo momento per aprirmi nuove opportunità nella maniera più limpida e pulita possibile”.

TikTok sta diventando un’app tossica come dicono in tanti?

“Non penso che sia un problema di TikTok. Le applicazioni sono fatte per essere usare, semmai il problema sono le persone. Purtroppo le dinamiche ci sono sempre stete, il cyberbullismo o gli insulti non sono nati con TikTok”.

Una delle parole di ricerca più cercate su Google legata al tuo nome è “fidanzato”. Lo sei?

“Non parlo mai della mia vita privata, la tengo lontana dai social, ma sono single”.

Un’altra parola di ricerca molto cercata è “pubblicità”. Hai fatto alcune pubblicità per la tv, le rifaresti?

“Il mio obiettivo principale è quello di arrivare al cinema. Ho studiato diversi anni recitazione e vorrei andare verso quella direzione. Per me è stato un lavoro come un altro, io faccio provini ogni giorno. Non avevo mai fatto niente di ufficiale su un set, così ho accettato questa proposta per provare. Alla fine mi sono visto ovunque, dalla tv ai manifesti: è stato divertente”.

Il tuo sogno è diventato un attore. Hai letto le polemiche su Marta Losito? Che ne pensi?

“Ritorniamo alla storia dei pregiudizi, questa ne è la prova. Quando uscirà il prodotto finito le persone potranno tirare le somme e capire se è stata valida per questo tipo di ruolo. Penso sia brutto partire con l’ascia di guerra e dirle ‘sei una venduta’, sono cose molte poco carine. Non sappiamo che percorso ha fatto, se ha studiato, se è portata. Perché partire già prevenuti?”.

Cosa fai quando non sei sui social?

“Vorrei fare l’Università, ma non sono ancora riusciti per motivi tempistici. Dallo scorso anno faccio lezioni di recitazione cinematografica”.

In passato ti abbiamo visto in gruppo o in compagnia di altri tiktoker, che ora non frequenti più. Si può essere amici anche sui social o c’è la fregatura?

“Ho conosciuto persone bellissime, con cui è nata un’amicizia stupenda che dura tutt’ora. Altre persone non cercavano la mia amicizia ma i miei numeri, da loro mi sono allontanato. Ci sono persone in questo settore verso cui ci penserei due volte prima di avvicinarmi. Non è tutto oro quel che luccica, penso che le persone lo capiscano”.

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