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ClubHouse “censurato” in Cina. Rischia anche in Italia? Il Garante della Privacy dà un ultimatum

E’ ClubHouse mania anche in Italia. Da circa dieci giorni non si parla d’altro, e sono sempre di più gli utenti che si iscrivono alla piattaforma solo audio. Al momento, per iscriversi, è necessario un invito e un iPhone. C’è addirittura chi ha pensato di creare un business sugli inviti (che sono pochi e non per tutti), rivendendoli su eBay. Ma oggi ci vogliamo occupare di un altro tema.

ClubHouse è piombato nel mondo dei social a gamba tesa, quasi inaspettatamente. Al suo interno possiamo trovare ormai chiunque – da Elon Musk ai tiktoker più famosi, da Mark Zuckemberg a Er Faina. Quali sono però i rischi? Secondo quanto racconta il quotidiano Repubblica, il Garante della Privacy ha inviato una lettera ai fondatori dell’app per dare loro un ultimatum di 15 giorni. In questo periodo, l’azienda dovrà fornire tutti i chiarimenti del caso.

Secondo quanto raccontato, la nuova app non rispetterebbe le normative europee sulle garanzie per la protezione dei dati personali. Per il Garante è poco chiara “la registrazione temporanea degli audio in una stanza, le informazioni su partecipanti e le loro interazioni, la profilazione a scopo pubblicitario, il trasferimento dei dati verso gli Stati Uniti”.

L’ultimatum è il seguente: “Quello che dicono nella loro informativa sulla privacy è troppo poco. A noi interessa quello che non dicono. Non è chiaro ad esempio se le conversazioni vengano registrate. Adesso lasciamo loro due settimane di tempo per risponderci, poi capiremo meglio cosa fare“. L’app potrebbe rischiare la chiusura? Probabile, anche se difficile. E’ già successo in Cina, dove però c’è una dittatura: lì il governo cinese ha deciso di oscurare la piattaforma. Nelle stanze, secondo il governo, c’erano discussioni troppo libere su argomenti considerati tabù.

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