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Influencer senza scrupoli? Meglio gli influencer umili: Camihawke e Alice Venturi

“Influencer” è l’abbreviazione di influencer marketing ossia una modalità specifica di vendere i prodotti fruendo della propria influenza sulle persone. Non si tratta di un lavoro così nuovo, sebbene oggi se ne senta continuamente parlare. In realtà incontriamo influencer quotidianamente se pensiamo ai consigli del fruttivendolo di fiducia o al commesso di Primark.

Dalla pubblicità occulta agli adv

Nel meccanismo della persuasione alla vendita mirata, nei secoli, è intervenuta l’antica arte dell’abbanniata siciliana (lodare la propria mercanzia urlando e cantando), l’ars oratoria ciceroniana, la persuasione occulta della cartellonistica e dei messaggi subliminali contenuti nei microframe di una pubblicità o di un audio e l’esposizione parziale e/o totale di corpi nudi, specialmente quelli femminili. Ma oggi, in un mondo nel quale coesistono l’e-commerce, il centro commerciale e il mercato rionale, che ruolo assume l’influencer?

Tratto dal video di MindDrug https://youtu.be/prGE_9SfKMo

Le paure del cliente

Quando si product placementa dalla televisione o dal web noi, da potenziali clienti, possiamo soltanto ascoltare ma non possiamo dare alcun feedback. Non abbiamo un rapporto di vendita diretta per il quale possiamo tornare dal commesso o dal macellaio e lanciargli in faccia un maglione di cashmere sdrucito o una braciola maleodorante. Certo, possiamo commentare un video o un post ma rimarremo sempre nel cono d’ombra del riflettore che illumina soltanto l’influencer. E se, in una vendita diretta, non siamo mai sicuri se un commerciante ci stia realmente aiutando o se invece stia seguendo soltanto i propri interessi nell’influence marketing possiamo avere lo stesso dubbio.

Fortunatamente c’è qualcuno per noi che ogni tanto ci svela alcune truffe da parte di importanti influencer (come lo scandalo degli airpods denunciato dal Cerbero Podcast) e i segreti dell’advertising (meglio noto con il suo hashtag #adv) cui di recente Camihawke e Cecilia Venturi hanno dedicato delle storie.

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Le 2 influencer, serie e professionali, hanno infatti condotto una campagna di sensibilizzazione sul regolamento che controlla i meccanismi di advertise in tempi non sospetti durante i quali si pubblicizzava in maniera occulta. Dopo il loro sforzo abbiamo potuto notare come siano fioccati gli hashtag #adv o #ad tuttora in voga.

Tratto dalle storie in evidenza “ADV” della pagina Instagram di Alicelikeaudrey

Camihawke a cena con Esselunga

Proprio ieri sera Camihawke è stata invitata a Parma ad una cena realizzata dal reparto gastronomico dell’Esselunga. Nelle sue storie leggevamo l’esempio perfetto di un adv in cui un’influencer segnala che sta facendo pubblicità, ma non solo. La collaborazione con la catena di supermercati è arrivata infatti all’ennesima espressione di un rapporto professionale serio in cui Camihawke stessa è fidelizzata con l’azienda e conosce quindi i prodotti che sponsorizza.

Post del 23/09/2019 tratto dalla pagina Instagram di Camihawke

Quello che tutti desideriamo vedere ogni giorno: un influencer che pubblicizza prodotti che ha davvero provato e di cui è soddisfatto. Questo articolo non vuole essere troppo celebrativo ma l’esempio si presta anche per l’indicazione di un altro aspetto importante di un sano product placement: cosa pensate di questo prodotto che vi sto consigliando? Cioè proprio la possibilità di sgusciare via da quel cono d’ombra vagheggiato prima e farsi illuminare, sebbene di sbieco o temporaneamente, dal riflettore che illumina l’influencer. Ma d’altronde il rapporto della influencer monzese con i propri follower è arricchito da interazioni costanti come i sondaggi che potevamo vedere ieri sera per la scelta dell’outfit per la cena. Un rapporto in cui si chiede sinceramente aiuto ai fan perché addirittura si ammette un’insicurezza o un’incompetenza. Non sono soltanto storie in cui si controlla il canale fàtico della comunicazione con i follower.

La comunicazione fàtica nei social

Per comunicazione fatica dell’era social si intendano quei messaggi non immediatamente destinati a dare un’informazione ma funzionali a saggiare la fiducia, la confidenza in un canale di comunicazione e in un rapporto sociale. Ma anche quei messaggi che rivolgiamo al nostro interlocutore per comprendere che il contenuto o il senso di un’informazione inviata sia pervenuto a destinazione proprio come volevamo. Due esempi per tutti possono essere i “come stai?” o i “davvero?”. Una storia può rappresentare proprio il controllo da parte di un’azienda o di un influencer per scandagliare l’interattività dei propri clienti o follower e capire se sia opportuno organizzare un evento, uno sconto, chiedere una donazione o rispondere più attivamente ai messaggi e ai commenti.

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