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Un articolo de Il Giornale spara a zero sulle bookgrammer italiane, una di loro risponde a tono

L’articolo di Massimiliano Parente pubblicato su Il Giornale sulle bookgrammer italiane ha fatto scatenare le polemiche e ci ha tristemente ricordato che, anche in questo decennio appena trascorso, non siamo riusciti a debellare la piaga del patriarcato.

L’attacco su “Il Giornale”: social, sessiste e carine

Il giornalista ha attaccato le “modaiole e sessiste” bookgrammer accusandole di essere carine e superficiali. Sì, avete capito bene, “carine e superficiali” come Sharpary Evans in “High School musical” o Regina George in “Mean Girl“. Il più banale tra i cliché dei film per teenager americani.

Le ha accusate di fare foto carine, con tazze carine e candele carine per stimolare gli utenti di Instagram a leggere dei libri. Sarebbe proprio questo l’oltraggio? Nel 2020 utilizzare strategicamente l’estetica dei social per veicolare messaggi importanti e per stimolare delle persone ad informarsi?

Tra le bookgrammer attaccate ci sono Carolian Capria aka @lhascrittounafemmina, Stefania Soma alias Petunia Ollister, Giulia De Martini conosciuta come Julie Demar. E poi: Veronica Giuffé ovvero @icalzinispaiati (che ha definito Il Giornale “un giornalaccio”), ma anche le due di Liberiamociblog ovvero Chiara Bonardi e Matteo Taino.

Ecco la risposta di @lhascrittounafemmina.

La letteratura non può essere per tutti?

Ma a quanto pare, il problema è che sono donne che consigliano di leggere cose scritte da altre donne. La verità è che il mondo di booktube e dei bookgrammer è prevalentemente femminile per una sola e semplice ragione: le donne leggono il triplo rispetto agli uomini.

Quello che si evince dall’articolo, però, è sopratutto l’avversione nel rendere la letteratura un qualcosa di pop, di accessibile a tutti, di facile. Perché mi chiedo? Queste ragazze (e ragazzi, perché di meno ma ci sono) parlano su instagram, su youtube, non in un aula universitaria. Non si stanno erigendo a professionisti o a luminari della critica letteraria.

Sono semplicemente ragazze appassionate che hanno voglia di condividere le loro opinioni con una nicchia di pubblico che ha i loro stessi interessi. Qual è il problema? In che modo queste ragazze stanno uccidendo la cultura? Questo articolo è solo intriso di passatismo, maschilismo e anche tanta superficialità data da una evidente scarsissima informazione sull’argomento.

Fin troppo palese è il fatto che Parente non ha mai letto un articolo sui blog di queste ragazze o ascoltato una loro video recensione.

L’efficacia delle influencer della cultura

La verità è che grazie alle foto Instagram friendly e alla nascita di questo meraviglioso universo, tantissimi giovani e non solo si stanno avvicinando alla letteratura. Questo non lo dice solo la mia esperienza empirica ma sono dati statistici. Anche perché è grazie a queste “veline della cultura” se le case editrici vendono qualche copia in più. Altrimenti non le contatterebbero per delle collaborazioni.

Ma no. La cultura è una cosa seria e la possono fare solo i maschi, vecchi e ricchi. Si tratta di una tale assurdità che non riesco neanche a scriverla, neanche per scherzo. Tutta la mia solidarietà a loro. La morte della cultura è quando i libri non vengono letti, non quando vengono utilizzati dei modi pop per spingere le persone a farlo.

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